Metodo Teatro Transpersonale 2017-08-08T15:03:21+00:00

La Scena del Sé Tra Arte e Vita
Essere autori-attori della propria vita sul palcoscenico del Nuovo Mondo

di Darshana Patrizia Tedesco

Introduzione

Drammaturgia dell’anima e dell’esperienza

La relazione d’aiuto.

Il privilegio di aver conosciuto i più grandi maestri della scena contemporanea da Kantor a Vassiliev a Strasberg, accanto ad un profondo cammino di ricerca personale e spirituale, ha nutrito in me un sincretismo tra la pratica teatrale da me svolta, sia come attrice che come regista, e le tecniche energetiche ed olistiche che già in quel periodo andavo consolidando, accanto all’ attività professionale.

La metodologia di lavoro è stata sperimentata nel corso degli ultimi 17 anni in gruppi, laboratori e scuole di formazione teatrale, con attenzione anche alle tematiche di genere con il Laboratorio Teatro Donna, realizzando nel 1996 lo spettacolo-manifesto Sempre i cavalli mordono bianche lenzuola presentato poi nel 1999, come esperienza di Teatro Transpersonale, nel corso del Convegno-Evento Internazionale L’Eredità della Tribù: stati di coscienza nella metropoli di fine millennio, organizzato dal Movimento Transpersonale a cura di Om- Istituto di Biotransenergetica di Pierluigi Lattuada, al Teatro CRT di Milano..

La Via del Cuore: ampliare la propria consapevolezza, ricettività, intuizione e creatività.

Gli aspetti terapeutici del teatro sono stati ampiamente dimostrati lungo la storia.
Il concetto di catarsi fu introdotto da Aristotele per esprimere il peculiare effetto che il dramma greco aveva sui suoi spettatori.
Il termine catarsi deriva dal greco kátharsis, katháirein, significa”purificare”, liberazione dell’individuo da una contaminazione che ne corrompe la sua vera natura.
Da Eschilo e Sofocle all’immortale icona di Sheakspeare sono state create nei secoli opere senza tempo che ancora oggi vengono rappresentate in tutti gli stili teatrali.

Il novecento ha visto la più grande grande avventura del teatro con gli studi di Stanislavskij sull’attore e il personaggio, che ha posto al centro il metodo delle azioni fisiche, l’agire come metafora del sentire. Poi la lezione di Cechov, Ibsen e di Pirandello ci ha regalato la psicologia di personaggi indimenticabili.

La rivoluzione di Artaud, ha amplificato il corpo dell’attore che diviene lo spazio sacrificale della coscienza. Infine il Living Theatre ha portato il teatro nelle strade sui temi sociali fino a Grotowski con il suo teatro fisico, corpo e spazio- territorio,il gesto-parola, o a Eugenio Barba con il teatro antropologico , per giungere a volo d’uccello, alla intensa espressività del teatro danza di Pina Baush.

Ogni uomo è attore di se stesso (Jean Paul Sartre)

Essere autori-attori della propria vita sul palcoscenico del Nuovo Mondo

Con il ” gioco” del teatro il Laboratorio di Teatro Transpersonale®, rivolto a tutti, con o senza precedenti esperienze teatrali, propone un originale percorso di teatro psico-spirituale e rituale, finalizzato alla libera espressione corporea per riconoscere e trasformare i cliché e le maschere che limitano la creatività, prendere contatto e consapevolezza dell’interdipendenza tra i linguaggi dei corpo fisico e dei corpi sottili. Scoprire il piacere di creare movimento e suono, liberare il corpo integrando la voce e l’emozione nel gesto e nella parola, per costruire l’auto- drammaturgia che si rappresenta al mondo, con un lavoro olistico di crescita e condivisione di gruppo, in una Relazione Trasformativa, che partendo da sé sviluppa armonia e ascolto dell’altro, migliorando il proprio mondo e di riflesso la qualità della propria vita in relazione al pianeta.

Secondo la visione di Jung sappiamo che esiste un importante elemento costruttivo del nostro inconscio e della consapevolezza umana che è l’inconscio collettivo, un serbatoio non solo della saggezza e dei comportamenti ma anche della storia dell’umanità.

Nella visione della fisica quantistica ora sappiamo anche quanto attraverso le influenze mentali, emotive e fisiche, in una spiazzante dimensione spazio-temporale, il nostro operato può influenzare l’inconscio collettivo. Guarire se stessi per guarire il mondo.

La visione transpersonale

La visione transpersonale

La mia metodica teatrale , si riferisce alle linee tematiche del Teatro di Ricerca, del Teatro Sociale-Civile e del Movimento Transpersonale (in cui Trans ha il significato di oltre ciò che concerne l’Ego, la persona) e della Psicologia Transpersonale che è stata definita la “quarta forza”, (dopo la prima forza: il Comportamentismo, la seconda forza: le “teorie psicanalitiche” classiche, la terza forza: la Psicologia Umanistica) in quanto intende definire quelle potenzialità e capacità dell’essere umano che non sono state considerate dalle scuole che l’hanno preceduta.

Il termine “Psicologia Transpersonale” sembra essere stato utilizzato per la prima volta in Italia da Roberto Assagioli (il creatore della Psicosintesi), inoltre si richiama a Jung, sottolineando più ancora di lui il nesso con le filosofie orientali.
Il Buddhismo, il Sufismo e il Taoismo rappresentano infatti le maggiori spinte in questa direzione. Anche l’Induismo può fornire importanti spunti, in particolare lo Yoga e i Vedanta.
La visione transpersonale, ripristina una scienza del sacro, il famoso bisogno di cui parlava Maslow, uno dei padri fondatori del movimento transpersonale, ma non si occupa solo di meditazioni, di metafisica o di stati alterati di coscienza – vedi tra gli altri gli studi di S.Grof.

Il bisogno di trascendenza è insito nella natura umana – una volta soddisfatti i bisogni primari- è parte integrante del nostro sviluppo psicologico ed ha come scopo non solo di rapportarci meglio alla nostra dimensione umana e terrestre ma anche di imparare ad agire con più integrità nelle nostre azioni, con maggiore consapevolezza e coraggio. E io direi anche con più volontà, pace, perdono,fiducia, integrità, dedizione, gratitudine, amore.

Il teatro deriva la sua tecnica e la sua funzione dal rito magico; questo rito è un’azione alla quale i partecipanti attribuiscono poteri tali da consentire la sopravvivenza materiale della collettività. (Luciano Lucignani)

La metodica del Teatro Transpersonale® si differenzia nella sostanza e nel metodo dagli ambiti della teatroterapia o dello psicodramma, della drammaterapia o di tecniche similari, le cui valenze terapeutiche in senso stretto hanno finalità differenti e pur utilizzando modalità ed esercizi teatrali e para-teatrali, non possono definirsi teatro nel senso pieno del termine, che rimane un linguaggio autonomo nel suo essere Arte.

L’originalità del percorso teatrale da me sperimentato consiste nell’utilizzo di “chiavi”, un corpus di strutture tematiche psico-spirituali e rituali che aprono ad autentiche e significative visioni e percezioni di sé e del mondo, accelerando così vasti processi di consapevolezza, però incanalati a loro volta in strutture drammaturgiche autonome che non contengono solo narrazione autobiografica ma risultano essere originali riscritture di testi teatrali o elaborazione di testi redatti nel corso del laboratorio dagli stessi autori- attori , cioè le persone partecipanti.

Le risultanze emotive ed espressive nel Laboratorio di Teatro Transpersonale®, vengono comunque sempre veicolate, attraverso il teatro e i suoi linguaggi, i suoi tempi e le sue leggi sceniche, quindi la necessaria conoscenza basilare della tecnica attoriale, che viene acquisita, in forme articolate e variabili, durante le varie fasi laboratoriali o in forme più elementari durante gli stage.

Persona-Personaggio

Nel Laboratorio di Teatro Transpersonale® la persona e il personaggio sono due mondi che si specchiano ma non si confondono. Non si mettono in scena i propri ” drammi”. E non si teatralizzano i propri conflitti come ad esempio nelle Costellazioni Familiari o nelle tecniche di Gestalt.
La persona fornisce, per così dire, l’abito al personaggio. Ma il personaggio vive una sua autonoma parabola espressiva che è altro da sé. Il personaggio puo’ essere considerato un ponte che permette il passaggio da una personalita “ingabbiata” in schemi, credenze, modalità ripetitive… al mondo delle possibilita’ e della scoperta, uno spazio quantico di osservazione e di trasmutazione che dona la libertà dell’Essere.
Il teatro è infatti il luogo della libertà per eccellenza dando dall’antichità ad oggi impulso alla società civile. Storicamente è sempre stato così da Eschilo a Brecht a Piscator.

Maschere Nude

Nel 1918 il grande pioniere Luigi Pirandello, agli albori della psicoanalisi, chiamò la sua produzione teatrale Maschere Nude. Egli scelse questo titolo poiché sintetizzava la sua filosofia teatrale che ha influenzato e illuminato tutto il teatro mondiale del novecento.

Maschere Nude voleva significare la concezione secondo la quale ogni uomo ha sopra la sua faccia, una maschera che nasconde la sua vera personalità. Il compito teatrale di Pirandello è quello di smascherare ogni uomo per farlo apparire quello che è effettivamente ed infatti distingue la persona dal personaggio. La persona è l’uomo integro, pulito e coerente; il personaggio è l’uomo che si mostra agli altri con la sue maschere sotto le quali può essere falso per raggiungere i propri obiettivi.
Cioè quella scomposizione delle«persone» che è l’antefatto del «personaggio» e dell’azione, l’incisione immutabile della sua maschera (si ricordi, per tutte, le didascalia iniziale dei Sei personaggi in cerca d’autore).

Questo processo di corrosione della persona è appunto l’antefatto da cui nasce il personaggio del teatro pirandelliano. Egli è il simbolo di tale condizione di schianto, il testimone di una deiezione storica e il portavoce di una protesta ideale, e la sua ragione drammatica è proprio nella volontà di trascendere la prigione del suo esistere, nella ricerca di una forma assoluta, di un supremo divenire.

Esperienza di vita e crescita spirituale sulla Scena del Sé

In una sorta di viaggio dall’Io all’Es il teatro, nella ricerca della propria personale verità , nel liberarci dalla maschera che spesso ci è imposta dalla vita, è un luogo di incontro e di confronto capace di creare connessioni e partecipazione a più livelli, direi una multidimensionalità dell’essere che si specchia nell’altro costruendo una ipotesi d’insieme, uno scenario collettivo dove individuo e mondo si incontrano. A volte una sfida, altre volte invece un ri-trovarsi, ri-conoscersi.

Il Teatro di Ricerca

Il vero incontro tra teatro e psicologia nelle arti terapie e’ avvenuto intorno agli anni ’60 favorito da alcune nuove istanze, la nascita dei laboratori teatrali e un nuovo training dell’attore, l’antropologia teatrale.
Si sperimentano quindi nuovi modi di lavorare nel setting psicoterapeutico e la nascita di nuove teorie psicologiche e psicoterapeutiche e nuove modalità in arte terapia e nelle relazioni d’aiuto.
Il “laboratorio”, in cui attori e regista lavorano insieme sul training e sulla preparazione dei materiali dello spettacolo o performance, si propone come setting di ricerca e di sperimentazione.
A partire dalle avanguardie storiche che avevano influito su un rinnovamento radicale del teatro (nella drammaturgia, nella scena, nella recitazione, nella preparazione dell’attore, nel ruolo sociale del teatro) si e’ delineato nella seconda parte del secolo scorso uno spostamento dell’interesse non piu’ focalizzato sul prodotto, ma sul processo.
Dobbiamo arrivare a Jerzy Grotowski e a Peter Brook , due grandi teorici contemporanei di una nuova modalità del fare teatro, per trovare quelli che sono gli embrioni di ciò che poi verrà definito nella pratica para-teatrale come Teatro Sociale, la ricerca in ambito terapeutico o nella relazione d’aiuto.

Jerzy Grotowski nel 1959 ha dato vita al Teatro Laboratorio che in seguito ha ricevuto lo status di “Istituto di ricerche sulla recitazione”.
Nel libro che lo ha reso famoso ” Per un teatro povero” nel 1968 egli dice che “Il teatro, grazie alla tecnica dell’attore, quest’arte in cui un organismo vivo lotta per motivi superiori, presenta una occasione di quel che potremmo definire integrazione, il rifiuto delle maschere, il palesamento della vera essenza: una totalità’ di reazioni fisico-mentali.
Questa possibilità deve essere utilizzata in maniera disciplinata, con una piena consapevolezza delle responsabilità che essa implica. E’ in questo che possiamo scorgere la funzione terapeutica del teatro per l’umanità nella civiltà attuale” .
Egli dunque propone la “povertà” in teatro, nel senso di sfrondare tutti gli elementi non utili per arrivare a svelare le ricchezze ancora inesplorate di questa antica forma artistica.

Anche Peter Brook in “The Empty Space” negli stessi anni, contribuisce a proporre una idea di teatro viva e realmente necessaria per l’uomo d’oggi.
“… la risata e le emozioni intense liberano l’organismo di parte delle scorie…”.
L’atto teatrale e’ dunque un lasciare andare, un rinnovarsi, un purificarsi sia per l’attore, sia per il pubblico. E’ una esperienza liberatoria.

Teatro e Società

Nel Laboratorio di Teatro Transpersonale® si impara a leggere il mondo delle cose con gli strumenti del teatro psico-spirituale e rituale, dell’osservazione, dell’ascolto, della scrittura, della parola, del corpo che agisce. Della memoria collettiva e personale, che alimenta il sogno. Per farsi sorprendere da ogni frammento della realtà personale e planetaria, osservarlo con amore, senza giudizio, specchio di storie possibili. Scenario interiore e collettivo, spazio d’Amore, che desidera raccontarsi ed essere agito, manifestato, rappresentato. Un teatro necessario che mette al centro del palcoscenico del Nuovo Mondo la materia umana, interconnessa al suo più alto scopo di dedizione al Sé.

Questa intera creazione è essenzialmente soggettiva, e il sogno è il teatro dove il sognatore è allo stesso tempo sia la scena, l’attore, il suggeritore, il direttore di scena, il manager, l’autore, il pubblico e il critico. (Carl Gustav Jung )

Il laboratorio di Teatro Transpersonale® si è dimostrato nelle numerose ore di laboratorio, il luogo ideale per esplorare i fenomeni di modificazione e di trasformazione della coscienza. Le tecniche (corporee, mentali, linguistiche ed energetiche) sono il veicolo per approfondire le diverse possibilità del “sentire” e del “comunicare” tra corpo e anima.
Una valida ed efficace via di trasformazione, una “tecnologia del sé” come direbbe Foucault, una via di consapevolezza e di autorealizzazione.

Teatro archetipo dell’umanità

Altra peculiarità del setting del laboratorio di Teatro Transpersonale® è altresì l’utilizzo di esercizi “energetici” affiancati a quelli teatrali, metafore e logos che illuminano la visione interiore.

Dal lavoro sugli archetipi, pur tenendo conto di un training più specificamente teatrale, con un dinamico e innovativo sistema integrato psico-corporeo, sviluppa energie e sinergie di gruppo e individuali, a partire da tecniche “altre”: movimento corporeo bioenergetico, lavoro sugli stati di coscienza, lettura del corpo, sciamanesimo, danza creativa, esercizi sensoriali, energetica della voce, scrittura automatica e creativa, meditazione,visualizzazione creativa, energetica del respiro consapevole… per frantumare la corazza emotiva e la gabbia psicosomatica, fare esperienza del Sè, libero, Eroe e Co-Creatore, armonizzando tutti i livelli della persona, attraverso una globale trasformazione, consapevolezza , unità e integrità interiore, in uno con i principi dell’Universo. Si narra di un profondo contatto umano, un ” incontro di anime”, per riunire i ” Tre Mondi”: corpo, emozione/ pensiero e spirito.

Veicolo catartico del laboratorio è infine lo spettacolo finale o una azione scenica o una performance finali, secondo la quantità del materiale elaborato, condivisi con il pubblico. Le persone invitate al rito , al termine del laboratorio, sono osservatori dell’esperienza e condividono la visione partecipando all’evento secondo forme di fruizione rituali e non.

Ogni tecnica è una “tecnica del corpo”. Essa raffigura ed amplifica la struttura metafisica della nostra carne. (M. Merleau-Ponty)

Nella Relazione d’aiuto lo scopo di questo lavoro è quello di esplorare le vie attraverso cui ciascuno può sviluppare fiducia nel proprio modo di portare alla luce se stesso in un confronto creativo e costante con il mondo interiore, specchio dell’Universo esteriore. Uno spazio di comunicazione e di bioetica nel nuovo paradigma olistico, confronto ed elaborazione per operatori olistici, psicologi, animatori, trainer, insegnanti, liberi professionisti, coaching, persone, tutti coloro che vogliono migliorare la vita professionale e relazionale e che intendono il teatro un motore artistico di trasformazione e crescita al servizio della collettività.

Per concludere e orientarci all’interno di questo panorama vario e diversificato possiamo riprendere la distinzione fatta da Cavallo (2001) tra “teatro terapeutico”; “terapia a mediazione teatrale”; “drammaterapia”.

Per “teatro terapeutico” chiamato anche teatro delle diversità o drammaturgia sociale si intende la presenza del teatro nei luoghi del disagio, dove l’obiettivo primario e’ lo spettacolo e l’intervento sulle persone non e’ del tutto consapevole.

Per “terapia a mediazione teatrale” si intende l’uso consapevole e strumentale di alcuni mezzi e tecniche del teatro per favorire un cambiamento in un contesto di lavoro specificatamente terapeutico (ad esempio l’utilizzo della drammatizzazione nella Gestalt-therapy).

Per “drammaterapia” (Landy 1990) si intende il fondare sull’atto creativo una metodologia clinica rivolta al cambiamento dove al centro c’e’ la performance intesa come “agire, essere in atto”, approccio interdisciplinare, caratterizzato da diversi influssi scaturiti dalle istanze anticonformiste degli anni 60-70, che mettevano sotto accusa la psichiatria ed il trattamento della sofferenza psichica, a favore delle “arti terapie”.

Una più compiuta distinzione comprende a mio parere:

lo Psicodramma di J.L. Moreno, una forma di psicoterapia di gruppo nella quale ciascun paziente “rappresenta” se stesso, dando forma drammatica (teatrale) alle proprie vicende interiori, passate o presenti, in una restituzione del senso della unitarieta’ della propria esperienza e della totalita’ della psiche, derivante dalla oggettivazione della propria dinamica psichica e dallo scambio relazionale instaurato nel gruppo.

Il Teatro Sociale o Civile che ha un approccio prevalentemente teatrale, non accantonando le necessarie conoscenze psicologiche e fisiologiche di base.
Negli ultimi anni in Italia, con il successo degli spettacoli realizzati da compagnie rinomate: Compagnia della Fortezza, Pippo del Bono e Marco Baliani, Ascanio Celestini, Marco Paolini con il teatro di narrazione, solo per citarne alcuni celebri a livello internazionale, che hanno destato l’attenzione anche degli spettatori meno adusi alla frequenza dei teatri, si è intensificata una richiesta da parte di istituzioni-scuole, asl, comuni… e privati che intendono utilizzare il teatro come strumento di “esplorazione”, in alcuni casi di riabilitazione, in altri di “terapia” o integrazione sociale- stranieri e non solo.

Altro distinguo va fatto per l’Animazione Teatrale e la Teatroterapia:

“Con il termine animazione teatrale -da non confondere con il teatro d’animazione o di figura- si indica un movimento culturale che si sviluppò in Italia a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, in particolare con i bambini e i ragazzi, e da cui derivano una serie di pratiche, tecniche e metodologie che vengono applicate nel tempo libero e in educazione.

Animazione teatrale non è solo un approccio ludico a qualsivoglia iniziativa di gruppo, o un modo giocoso per fare le cose assieme o sfruttare le tecniche di derivazione teatrale per aumentare l’affiatamento di una massa inizialmente eterogenea di persone, ma un modo per “tirare fuori” le risorse che ognuno di noi possiede dentro di sé .
L’approccio ludico nel senso infantile è in realtà è una cosa molto seria e “animare” significa per i bambini aiutarli a crescere senza perdere la capacità che hanno di giocare con il mondo, e per i più grandi recuperare questa capacità, contro l’appiattimento e l’omologazione consumistica o formale che la società spesso impone.

Si potrebbe dire che l’animazione teatrale – e l’animazione pedagogica che ne deriva, applicata agli argomenti e situazione più varie- è esattamente il contrario di altre forme di “animazione”, da discoteca o da spiaggia. Fondamentale risulta in questo contesto la figura dell’animatore (che possiamo chiamare anche educatore, capogruppo, allenatore o intrattenitore – la parola per sua natura, come spesso accade con i termini ricchi, è ambigua -, a patto che induca le persone a essere se stesse, piuttosto che a seguirlo passivamente”.  tratto da Wikipedia.

Per teatroterapia , una forma di arte terapia di gruppo, si definisce la messa in scena dei propri vissuti, all’interno di un gruppo, con il supporto di alcuni principi di presenza scenica derivati dall’arte dell’attore. Essa implica l’educazione alla sensorialità e alla percezione del proprio movimento corporeo e vocale; agisce attraverso la rappresentazione di personaggi extraquotidiani, principalmente improvvisati, ma implica un minuzioso lavoro pre-espressivo… – citazione da Walter Orioli.

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Questo articolo “TEATRO TRANSPERSONALE ® – La Scena del Sé Tra Arte e Vita. Essere autori-attori della propria vita sul palcoscenico del Nuovo Mondo” è parte di un libro in preparazione della stessa autrice.

Piccola Bibliografia

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Teatrografia dell’autrice (regie)

  • Contr/azione;
  • Il grido;
  • La sola moltitudine;
  • Giovinette;
  • In volo;
  • Marat / Settanta-Persecuzione e morte della rivoluzione(drammaturgia di A. Ciaramella – Premio Vallecorsi 1995 -collaborazione alla regia);
  • Sempre i cavalli mordono bianche lenzuola;
  • Occhi nuovi;
  • Voce di donna;
  • Viaggio verso la luna e dintorni;
  • Punk-Panorama scheletrico del mondo(collaborazione alla regia);
  • Ai confini della pace;
  • La Signora del Labirinto;
  • La marcia dei cuori;
  • Cantar la Differenza;
  • Vuoti d’amore;
  • Passeggeri del mondo;
  • La presa di potere di Ivan lo sciocco;
  • Me-Medea, partitura per 5 donne arcobaleno;
  • Paesaggio della folla ;
  • Hamletmaschine;
  • Post-Scriptum;
  • Ratatuia;
  • Aneme d’O Sud;
  • La Musica dell’Anima;
  • Tra un battito d’ali
  • Essere Amleto (o non essere)

Pubblicazioni teatrali:

  • “La Signora del Labirinto-Diario di un viaggio collettivo alla ricerca di sé”
    Materiali, immagini e percorso del laboratorio teatrale interculturale Conosci il mio Paese? a cura di Theatrikos e Ass. Iride ; Ed. Provincia di Siena-2003
  • “Me -Medea” Partitura per cinque donne arcobaleno”
    Ed. Theatrikos 2009 – Materiali e percorso del laboratorio di Teatro Transpersonale® e realizzazione dello spettacolo (prima rappresentazione Teatro dei Varii 2005, Colle Val d’Elsa)