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Testimonianze
![]() | ieri è stata una serata impegnativa per tutti mi pareper la prima volta credo di aver compreso quanto bello e al contempo ingrato sia il compito della nostra maestra Darshana. Quando ho visto il suo sguardo commuoversi per le lacrime che aveva liberato in me ho capito quanto deve essere arduo a volte il suo compito in questa via iniziatica o processo alchemico che chiamiamo Teatro Transpersonale. C’è stato un momento di verità per tutti. Un momento di verità è catarsi nel cuore Uno squarcio di possibilità nelle bugie di cui ci vestiamo ogni giorno ma anche contattare vissuti di sofferenza, piccoli traumi che nascondiamo nel buio del subconscio, lacrime che non sapevamo di possedere. Qualcuno le nasconde con la risata, qualcun’altro col pianto, con l’ironia, con la fragilità … un armadio infinito di involucri appesi e pronti all’uso. In questo teatro si mettono in scena a volte i personaggi in cui ci nascondiamo oppure i personaggi di cui abbiamo più paura e che non vorremmo mai impersonare . In entrambi i casi ti nascondi perché hai paura. Sono sincera, ammetto di non aver compreso appieno perché piangevo, cosa in realtà mi ha fatto piangere. Uno dei costumi più amati dalla mia personalità è la burlona, la scemina magari adolescente che vuole sempre ridere o fare dispetti agli altri, che fantastica su tutto per non radicarsi profondamente nella realtà della sua incarnazione. Darshana lo aveva capito bene, così mi ha fatto indossare la mia corazza emotiva e bum! Un gran schianto per terra delle difese. Questo chiaramente ha provocato il pianto represso della crescita negata ma poi c’è stato qualcosa in più, che non ho afferrato bene. Posso solo raccontare quello che ho provato, un senso di vergogna, di colpa profonda di cui non riesco a identificare l’origine, e questa è la prova che viene da lontano, che la mia psiche cosciente non vuole proprio incontrare. Stanotte ho fatto dei sogni emblematici. In uno avevo un mitra in mano e per fare impressione su gli altri o giocare, ho sparato vari colpi al cuore della facciata di una chiesa. Immediatamente ho sentito una gran colpa, e continuavo a piangere e a dire “cosa ho fatto? Cosa ho fatto??”, i preti e le suore nel chiosco accanto alla chiesa nemmeno si erano accorti della malefatta. Sulla facciata non si era generato un buco, ma un cerchio grande un po’ annebbiato, io però scappavo disperata, angosciata su una macchina guidata da altre persone. Mi sono dimenticata di dire che la chiesa in questione, non è una qualunque, ma più o meno la stessa del paese in cui ho vissuto i miei primi vent’anni. A un certo punto ero dentro una cappella della chiesa stessa in cui si celebrava un rito da monaci incappucciati(erano femmine col vestito da frate) , all’esterno della finestra dietro all’altare, scorgevo certi segni dipinti di nero. Prima ero risentita per questo atto sacrilego ma poi mi sentivo sollevata perché il rito religioso dentro continuava lo stesso, le sacerdotesse non ci facevano caso e continuavano la loro opera. Il secondo è più confuso ma ugualmente intriso di angoscia. Un piccolo fiume scorreva agitato ma limpido e io salivo su un treno o un tram, anche lì una mitragliatrice e degli spari, forse sono proprio io a sparare, un uomo in divisa è squarciato, aperto dalla gola alla pancia ma continua a parlare, anche lì sento un profondo senso di colpa e mi dispero per quello che è successo. Mi ha colpito molto il primo, perché sparavo al Cuore della chiesa, e in effetti ieri sera mentre piangevo sul palco sentivo la sofferenza scaturire proprio dal cuore. In questi casi mi chiedo quanta testa è possibile usare per decifrare questi misteri. Inevitabilmente infatti tutto può diventare un punto interrogativo. E la mente può provare la tentazione di rispondere anche quando non gli compete assolutamente. Le risate, l’essere burlona a ogni costo, un modo per disperdere l’energia in mille rivoli un modo anche per ferire gli altri prima di essere ferita io guarda caso il sarcasmo è un metodo molto usato da mio padre per difendersi dagli altri mettendoli subito in una posizione di sudditanza rispetto a lui. Guarda caso lui è l’unica persona con cui non posso permettermi di usare il sarcasmo, guarda caso ogni volta che vado dai miei mi sento un po’ una bambina zittita che deve stare al suo posto, in un angolo. In ogni recita scolastica ho sempre cercato di fare la parte che si nota di meno, salvo poi desiderare e ammirare la parte del protagonista e chi aveva il coraggio di farla. Mi nutro di quel desiderio, ma il desiderio è un cibo inesistente, non nutre, non è nella sua natura nutrire. E allora cosa vado a nutrire? Qualcosa che non è me e che non vuole si accendano le luci in scena. La burlona non è presa sul serio da nessuno, così come Elisabetta non è presa sul serio da suo padre, suo padre è Elisabetta in forma imprenditoriale che vive nel mondo materiale con molta fatica, ma guadagna soldi ed è protagonista del suo mondo. Sua madre è Elisabetta in forma di schiava ribelle dell’amore, che trova moralmente ingiusto e giudica egoista che qualcuno pretenda di fare la parte del protagonista. Così in me protagonista è uguale a egoista, e vivo un conflitto multistrato: tra me e mio padre, quindi tra me e la me in padronanza del mondo materiale; tra la me in padronanza del mondo materiale e mia madre, quindi tra la me in padronanza del mondo materiale e la me che si asservisce al protagonista ma lo giudica. Qui è già matematica impossibile, percui il resto lo lascio fare al cuore, che si serve di altri magici mezzi. La frase che dovevo ripetere ridendo ieri sera” io sono disposta a cambiare la mia visione del mondo e delle cose “ e stata quella che ha fatto saltare il coperchio, era impossibile per me dirlo ridendo, perché è una faccenda seria e perché pensavo di essere disposta ma evidentemente non lo ero o meglio Ero disposta a cambiare la mia visione del mondo e delle cose solo indossando la mia corazza emotiva, paradossale quanto impossibile. Siamo ormai in uno spazio di verità, nell’intimo silenzio della nostra integrità dove i relitti hanno necessità di essere innaffiati di lacrime per diventare materiale organico. Nigredo, il piombo si dissolve, disgregandosi, così prepara il terreno per essere purificato per poi ricomporsi, rinascere. Il mio problema non è capire ma agire, ne sono consapevole. Il sogno dell’altro ieri si è avverato, il gatto rosso che faceva la muta solo alle gambe, magari la parte bassa è pronta alla muta, ma il resto non è disposto a mutare. E guarda caso è da ieri che la mia micina non si trova più, tornerà quando è pronto il terreno? ![]() Scritta il: 20 gennaio 2012 da: elisabetta galluzzi |
![]() | Ad un certo punto "chi pensi di essere" evapora, sfilano i personaggi uno ad uno, principi, servi, folli, eroi, bambini... e quando meno te lo aspetti per un istante c'è silenzio: non c'è più nessuno da recitare. Sei mesi di corso valgono quell'istante. ![]() Scritta il: 07 agosto 2011 da: Niccolò Angeli |
![]() | ...la migliore maestra di teatro che potessi avere,perche' il teatro e la vita viaggiano nello stesso binario,piu' si e' autentici nella vita,e piu' lo si e' nell'arte![]() Scritta il: 07 agosto 2011 da: Francesca Basile |
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