Sciamanesimo e teatro: una via transpersonale seconda parte

L’Io e il Sé tra arte, spiritualità  e sciamanesimo nella metodica del TeatroTranspersonale®     seconda parte

“La performance non è un’illusionistica copia della realtà, nè la sua imitazione. Non è una serie di convenzioni accettate come un gioco di ruolo, recitato in una separata realtà teatrale. L’attore non recita, non imita, o pretende. Egli è se stesso.” J. Grotowski

Lo sciamanesimo ha una profonda conoscenza e può dare molte risposte alle domande dell’uomo contemporaneo, ispira e dà anche una solida base al lavoro di guaritori, psicologi, artisti, e coloro che cercano sia la spiritualità che lo sviluppo della personalità. Gli sciamani hanno una conoscenza ampia della psiche umana. Ognuna delle tecniche utilizzate in psicologia, è stata usata per secoli dagli sciamani …
Lo Sciamanesimo siberiano esisteva già 40.000 anni fa. Durante questo tempo, gli sciamani hanno tramandato e protetto le conoscenze che portano alla felicità e la connessione con le forze cosmiche.

Gli sciamani che hanno  vissuto in Siberia sono stati sotto la protezione degli spiriti della terra che gli hanno consentito di preservare la purezza della conoscenza. Cornford nel suo testo: “The origin of greek philosophical though” dedica un capitolo allo sciamanesimo greco e con riferimento al Fedro ricorda l’intimo legame fra una sorta di trance- follia ed i poteri mantici di Apollo.

Evidenziando la figura dello sciamano nel quadro dello sviluppo della sapienza greca: “Tutti i poteri cognitivi sono prerogativa di individui ispirati e dotati di poteri mantici, che sono in diretto contatto col mondo ultraterreno degli dei e degli spiriti”. Questi elementi culturali hanno radici comuni: Chadwick in “Poetry and prophecy”, così scrive : ” I traci, si rammenti, marciarono con i popoli teutonici a nord e coi celti ad ovest: Si può tentare di supporre che essi abbiano
costituito un anello di congiunzione in tempi remoti, tra antichi sistemi mantici della parte meridionale dell’Eurasia, come il culto di Odino, ed altri aspetti
della religione scandinava, confermando un antico legame fra misticismo teutonico e celtico da una parte, e lo sciamanesimo dell’Asia settentrionale dall’altra”.

La funzione del saggio veggente fu diffusa universalmente nell’antica Europa per secoli prima di Cristo, restò preminente in Tracia, in Grecia e senza dubbio in Etruria…”

La musica costituisce ovunque il medium comunicativo con gli spiriti. Il poeta-veggente attribuisce la sua ispirazione al contatto con poteri ultraterreni ed il suo status durante la trance estatica è esaltato rispetto alla sua normale esistenza”.

Lo sciamano è il tramite diretto tra comunità tribale ed il mondo spirituale: i baksas delle regioni siberiane, i tartari e altri popoli siberiani . Nelle Upanishad la figura del saggio è connessa a Brahama. Ma la stessa parola “Brahama”, nella sua accezione originaria, significa al contempo: orante e potere spirituale.

La letteratura omerica e quella esiodea contengono ed illustrano miti antichissimi che mantengono intatto il carattere della fede e della sapienza mantica.
Con Parmenide, Eraclito, Empedocle il logos é un sapere iniziatico che si fa, nel suo estrinsecarsi nelle comunità in cui si diffonde, più articolato ed aristocratico. Anche Pitagora sotto molti aspetti, né è un artefice tale da riproporre la forma iniziatica dell’antica sapienza magica e sciamanica, in forme esoteriche. Il logos è la stessa espressione ispirata che diviene intelligibile, non è il
poeta, il maestro di verità, il filosofo, che si fa ascoltare ma il logos medesimo che usa il poeta come tramite per manifestare mediante lui, la sua sapienza.
Così scrive Eraclito: “Per chi ascolta non me, bensì l’espressione (allà toy lògoy), sapienza è riconoscere che tutte le cose sono una sola”.

C’è un evidente parallelismo tra questi espedienti poetici che sono alle radici della filosofia occidentale e la nascita del teatro, con gli autori come Eschilo…
nel Fedone troviamo molti accenni alla dottrina orfica con un particolare riferimento al percorso iniziatico che essa comporta.

Il filoso e antropologo Gernet nell’Antropologia della Grecia antica” spiega che : “Il concetto di anima, che il platonismo alla fine ha fatto proprio, veniva associato un tempo a qualcosa di simile ad una disciplina di sciamano”. Vale a dire la sapienza greca ha dei forti legami con l’esperienza sciamanica. L’obiettivo è rendersi simili alla divinità attraverso particolari riti ed un’ascesi spirituale.

Nel teatro greco troviamo infatti importanti residui di tali esperienze estatiche fino alle ultime opere che ci sono pervenute e le Baccanti di Euripide ne sono una chiara testimonianza.

Thompson nel suo libro “Eschilo ed Atene” mette bene in risalto i riti iniziatici che costituiscono il substrato arcaico della nascita del teatro greco. Gli stessi riti tribali primitivi, secondo l’autore, passati attraverso l’esperienza del dionisismo avrebbero generato un movimento nuovo collegato a nuove attese nel campo sociale, attese connesse al diffondersi dell’orfismo che sfidava il vecchio codice di moralità aristocratico.

A volo pindarico parafrasando il viaggio fra i mondi passiamo dal mondo antico al mondo contemporaneo.
Il teatro contemporaneo eredita diversi aspetti dallo sciamanismo ed in particolare dalla sua ritualità. Nella seconda metà del Novecento va via via perdendosi l’interesse per il prodotto spettacolare, lasciando posto alla cura del processo creativo. Registi come Grotowski e Barba facendo delle azioni fisiche e del corpo dell’attore il motore del vissuto teatrale, rivolgono l’attenzione al processo creativo, a tutto quanto l’attore vive lavorando su se stesso per avvicinarsi al personaggio.

Si tende, in particolare, a liberare l’attore dagli automatismi in cui è imbrigliato nel quotidiano, perché possa, da libero, esprimersi secondo la sua vera natura, cioè essere creativo.
I metodi di tali autori in pratica non insegnano , cioè la finzione scenica, ma, seguendo una modalità, denominata via negativa, cercano di eliminare nella persona qualunque tipo di blocco che limiti una spontanea espressione di sé. Pertanto il teatro diviene così il luogo di una ricerca e sperimentazione più ampia sulla persona ed in particolare nel recupero dell’aspetto rituale dell’atto scenico che spesso si configura come un vero e proprio evento transpersonale.

Darshana Patrizia Tedesco

tratto da una sua conferenza tenuta  il 14 marzo 2012 a Borgo S.Lorenzo- Firenze presso l’Associazione Sguardo d’Amore

Questi testi sono parte di un libro in preparazione della stessa autrice.

By | 2017-07-24T09:28:23+00:00 luglio 24th, 2017|Teatro|0 Comments