Testimonianze 2017-08-07T16:26:20+00:00

Grazie per le Vostre testimonianze!

Amare il mondo e se stessi

Il teatro transpersonale, è una bomba lo sappiamo benissimo e lo so anche io….
…solo due lezioni dello scorso anno sono bastate al far sobbalzare letteralmente le mie viscere…e non solo nel senso letterario della parola ma realmente, non ci credevo neppure io, era in atto una vera e propria rivoluzione che cominciava dalla pancia…amare il mondo e se stessi…
Anche io, come Nic condivido con tutti voi la mia esperienza, perchè anche per me si tratta di famiglia allargata, la famosa famiglia d’anima per cui non è necessario parlare per capirci, ma è sufficiente lo sguardo, perchè proviene dal cuore…
nonostante le fughe e  le assenze so molto bene dove è il mio posto e cosa devo fare per la mia crescita spirituale, è per questo che ogni volta mi sembra di essere a casa, di ritornare a casa
Sto lottando con tutte le mie forze per lasciare il vecchio modo di approccio alla vita, all’esperienza troppo dettata dal mentale e totalmente priva del cuore
ricordo ancora durante le prime lezioni di teatro in cui chiesi a Darshana, chiarimenti sull’amore, sull’amare il mondo noi stessi tutto ciò che abbiamo e ci circonda, e nella sua semplice risposta “amare parte dal cuore” io non trovavo nessun tipo di significato perchè il mio mentale non mi permetteva di vedere altro
adesso, che mi sto affacciando a comprendere cosa veramente significa questa risposta, mi sembra davvero stupenda e chiara nella sua semplicità

Donatella Lombardi

Donatella

Un livello di pensiero più sottile

Un’arte transpersonale…Nel momento in cui divento il “sentimento” allora ho la sensazione di accedere ad un livello di pensiero più sottile, ed estremamente più rapido. Di fatto non è più la mente ordinaria a dirigere scelte e decisioni, azioni e parole. La mente ordinaria resta indietro rispetto a quel nuovo processo di pensiero, solo se accetta di essere spettatrice la sua presenza è ancora possibile.

Ecco allora quello che Darshana chiama il “doppio sguardo”. Se invece la mente si rifiuta di essere spettatrice, se si sforza di gareggiare e dirigere la nuova dinamica, allora viene zittita, annullata, e mi è capitato di sperimentare uno stato in cui ho l’impressione di non riuscire più a dirigere il processo nel suo divenire. In quel caso è il processo che dirige me, fuori dal mio controllo.

Perciò comprendo che non si tratta tanto di annichilire la mente, quanto di educarla e guidarla verso il posto che le spetta, lasciando che assista e che conservi memoria di quanto accade. Questa forma di intelligenza così raffinata che si esprime nello stupore dell’improvvisazione (ovvero sono il copro e il sentimento che conducono azione  e parole, fuori da una partitura precisa), è per ancora fonte di grande meraviglia. Da sempre abituato a controllare e soprattutto a preparare il terreno delle mie performance nella commedia umana, imparare quest’arte transpersonale mi porta spesso ai bordi della fonte di cui il mio Essere è così assettato…

…Semplicemente un solo gesto mi sembra che possa modificare il luogo in cui mi trovo, l’epoca in cui vivo, gli abiti che indosso. Semplicemente il ritmo di quel gesto può modificare il mio sesso e la mia età, ora sono bambino, ora un guerriero, ora un’anziana che contempla le stelle, ora sono un maestro, ora una giovane donna al suo primo amore… e così semplicemente il gesto può amplificare la qualità che esso stesso, senza premeditazione, fa scaturire.

Se poi chiudo gli occhi ecco che l’ologramma conosciuto del mondo scompare, e nascono infinite scene di teatri passati e  futuri: foreste, città, castelli, giardini regali, piccole chiese, strade affollate… e il grande cielo.

Niccolò A.

Niccolò

Il teatro mi fa bene…uno stato di grazia

Cara Darshana
il teatro mi fa bene...è da ieri sera che piango…uno stato di grazia…
ieri sera salendo in macchina ho deciso di osservare le emozioni che si accavallavano.
Non so bene dargli un nome a queste emozioni adesso, erano tante. Si fermavano tutte in gola, l’aria non saliva.
La mia volontà è stata quella di far uscire tutto, l’ho deciso e mi sono messa ad urlare.
Una corda di suono tirava su la sofferenza, guidavo ed urlavo.
Non ne avevo voglia ma urlavo, l’aria repressa usciva tirando su a forza tutte le lacrime che non mi permettevo di piangere.
Quanta sofferenza c’è dentro di me? Mi sembra infinita, mi sembra di toccare il fondo ma ce n’è sempre dell’altra…
Stamattina è affiorato altro. E’ da un pò di giorni che penso di non  avere talento artistico.
Non sono un’artista, ho pensato allora ho sentito un dolore al cuore.
Da piccola disegnavo sempre, tutti i giorni a tutte le ore. Mi veniva semplice, era la mia passione.
Non so dopo cos’è successo, c’è stato un blocco forte …Ancora vivo questo senso di impotenza, di paura..stamani mi sono detta “devi fartene una ragione, ormai è troppo tardi, devi recuperare troppo, non sei un artista..” ho sentito un forte calore al cuore come un vetro rotto. L’idea di non avere talento in quel senso mi fa stare veramente male, mi brucia. E allora continuo a chiedermi “sarà ego?sarà che ho voglia di dimostrare qualcosa al mondo?” però la fitta l’ho sentita al cuore, non al plesso solare.
Ho un universo dentro inespresso, inerte. Se non riesco a portare la testimonianza di questi mondi fantastici è come se li facessi a poco a poco morire. E mi sembra che potrebbero fare bene anche agli altri, questa nuova visione del mondo, della vita potrebbe essere terapeutica.
Quando ieri sera urlavo in macchina, mi sembrava di averti accanto, mi sembrava che tu fossi li a spingermi, la tua voce diceva in silenzio “vai vai libera! fai uscire tutto!!” quando sono tornata a casa c’è stato un momento in cui ho provato uno stato di grazia. Ero in pace,più leggera. 
Anche adesso mi sento meglio, ma non riesco a capire come poter liberare questo cuore. Mi sono ostinata a disegnare come fosse un dovere, pensando che più facevo e più mi sarei sentita meglio, in questo momento penso invece di dovermi vivere fino in fondo questa stasi creativa.
Forse poi un’altra corda di suono potrà liberare anche il cuore…
penso che quello che mi sta succedendo sia di fondamentale importanza, e molto lo devo a te
un bacio adamantino

Elisabetta G.

Elisabetta

La sofferenza dell’isolamento

Cara Darshana,
E’ vero , è molto facile per me recitare la parte dell’insicura e introversa
che preferisce evitare il confronto diretto con il mondo anche se si crea in me
una certa dicotomia.
In quella parte sento la sofferenza dell’isolamento,  l’oppressione nel cuore,
l’incapacità di espressione e di movimento.
La frase da recitare:  “puoi essere nel tuo cuore solo se hai perdonato”,
rappresentava tutte le sensazioni ed emozioni provate.
Alla richiesta di cambiare ruolo e  di rappresentare una “manager in
carriera”  come prima cosa ho provato la tentazione di rifiutarmi
ma ha prevalso il desiderio di mettermi in gioco e dare voce a qualcosa
d’altro.
La vista della platea davanti mi paralizzava e mi chiudeva la gola. La mente
si offuscava di pensieri autocritici e sensazioni di sfiducia. Non mi sembrava
di parlare piano come invece mi veniva fatto notare….
Invece sono riuscita ad osservare il modo impacciato di muovermi verso il mio
compagno,  avvertito anche come figura genitoriale.
E’ stato tutto molto faticoso ma anche prezioso perché,  in un modo diverso ad
altri approcci provati, mi ha fatto avvicinare a nodi profondi  che ancora
influenzano la mia vita.
Nell’osservare le difficoltà degli altri ho provato molta dolcezza , empatia
e con-vibrazione.
Forza e coraggio andiamo avanti !

Niente però può fermare l’indomita lotta del cuore contro la mente, della mente verso se stessa, verso i suoi schemi, le strutture, le credenze, i limiti che vengono imposti dai condizionamenti del sociale che genera ruoli…

Eleonora P.

eleonora

Le voci del cuore-Teatro Transpersonale

LE VOCI DEL CUORE…Rumori in scena

E senza comando si forma un cerchio. Ognuno si prende quella parte a cui tiene…così, senza molto cercare, semplicemente come per un accordo segreto. Le voci del cuore…da lì nasce l’accordo.

Il cerchio si compie (si è sempre compiuto fin dal primo incontro). Il fuoco si accende…ed è anche intenso. Poche candele, bianche, dozzinali, in poveri candelabri danno la magia di una notte di fate. Chi parlava non parla e segue le piccole fiamme.

Le voci del cuore...Fuori una notte di primavera invernale. Il cerchio è in attesa, ma freme in attesa. E’ una strana serata…lo spazio si muove. Il cerchio  si anima… si muovono i corpi…si abituano a quella nuova dimensione.

Imparano ad agire un palcoscenico sconosciuto, ma che proprio per questo invita al rischio e all’osare. Non bastano i movimenti…ci vuole ben altro per appagare l’energia in attesa di esplodere.

E arrivano i suoni…sono lenti e pacati, in un primo momento…si fermano un attimo e riprendono radi, sperimentando quel corpo che suona a tamburo, legno vuoto o altro strumento picchiante. Come un cuore pulsante, il respiro del cuore, che vibra un accordo planetario.

Ognuno accorda il suono a come avverte il suo corpo e il suo cuore. Chi batte furioso, chi prova con lento timore…ognuno fa suonare il suo corpo e parlare il cuore. Fuori c’è vento…il vento ci chiama…suggerisce assonanze ed invita ad altri rumori. Non è una sera gelosa o forse lo è perché è fuori esclusa… chissà.

Il cerchi è forte ascolta, non teme confronti, e si aiuta coi tonfi del vento. Fuori minaccia tempesta …che davvero sia una notte invidiosa? Il cerchio rimane ben saldo e sicuro …aspetta il lancio di un ‘altra sfida.

Ognuno accorda le note sui moti del cuore…e il corpo lo segue in un bisogno di andare là dove spesso ognuno lo frena.

E il vento, la notte si accordano al cerchio che vibra…Si lasciano lì suoni e gli accordi…saranno per noi i  custodi del tempi, vivranno per noi e per gli altri di un’altra storia, di un altro momento. Il vento ha chiamato le stelle. Ognuno ha il suo corpo, la sua  voce e un po’ di cuore dell’altro.

Tiziana Moggi

 

Tiziana Moggi

Un viaggio che porta ad esplorare il proprio io

Svuotare il nostro io di ogni emozione, di ogni pensiero, farsi pervadere, avvertire l’esterno, filtrare, percepire l’essenza, prendere coscienza, vivere l’emozione interiorizzare, manifestare.

Si potrebbe dire che tutto questo è l’essenza della vita, ognuno di questi punti ci può dare l’indicazione per poterla affrontare, le sue emozioni, i suoi accadimenti, essi suggeriscono le regole di una vita equilibrata.

Siamo giunte in questo polo di energia da ogni dove, alcune, in senso interiore, da molto lontano, quasi una pellegrinaggio viscerale, ognuna di noi con motivazioni e scopi diversi, siamo qua ad esplorare un mondo interiore, ad esternare emozioni, ad annusarle e farle proprie come gocce di una essenza rarissima.

Una meditazione attiva. Un viaggio che porta ad esplorare il proprio io, vedere con occhi interiori la propria vita e la vita in sè.

Un momento del quale adesso sento una necessità fisica, un bisogno animico, come un momento catartico dove sciamano e allievo si incontrano nudi in un luogo interiore esplorando l’uno nell’altro la linfa vitale delle emozioni.

Un cerchio, una forma magica, atavica, una forma semplice, la più immediata,la più perfetta, forse la forma dell’anima.

Abbiamo seguito un filo, ognuno di noi con il proprio fardello ha seguito il filo che si snodava passo passo in mezzo ai pensieri, i dubbi, le insicurezze, le pene, i desideri desiderati ma celati nel pozzo dell’anima. Abbiamo seguito il filo, non sapevamo dove ci avrebbe portato, ci siamo ritrovati nella radura, ci siamo rivelati l’uno all’altro senza vergogna e senza paura.

Come samurai che si ritrovano per combattere, finita la battaglia ognuno torna alla propria vita con la consapevolezza interiore di avere la propria spada sempre al fianco da usare mai come offesa ma come difesa. Il cerchio ci racchiude quando andiamo nel mondo, ci protegge da ingerenze negative, niente ci scalfisce, niente ci deve contaminare.

Siamo guerrieri, il cerchio di luce deve essere la nostra corazza.

Capitano, mio Capitano, grazie.

Isabella  Del Guerra

Isabella Del Guerra

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